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venerdì 23 ottobre 2009

Il Giornale continua con le calunnie. Ora nel mirino c'è Santoro. (Ecco la strategia del "linciaggio mediatico").

Ecco cosa scrive il Giornale a proposito dell’acquisto di una villa in Costiera amalfitana, nella frazione di Lone Comune di Amalfi, da parte del noto conduttore Michele Santoro:




(articolo di giovedì 22 ottobre 2009)

Arriva il condono-lampo per la villa di Santoro


di Paolo Bracalini

Il fustigatore dei costumi compra casa da un milione di euro ad Amalfi. Problema: c’è un abuso e la regolarizzazione viene negata da 23 anni. Ma per lui la giunta di sinistra fa il miracolo. Mistero: il venditore si chiama come un consigliere del Pd. Ma l'interessato nega: è un cugino omonimo [...]

[...] Don Michele da Salerno, gran fustigatore di condoni e scudi fiscali, fa shopping immobiliare in vista della prossima estate e le pratiche burocratiche, per il vip di origini salernitane, viaggiano come Eurostar. La casa comprata il 26 giugno scorso ad Amalfi, frazione Lone, proprio in copp ’o mare, aveva un difettuccio ma è stato tutto risolto per Sant’Oro, e in tempi record, talmente record da far imbufalire parecchia gente in attesa da anni per le stesse questioni di permessi. Nell’atto di vendita firmato dal notaio Andrea Pansa se ne parla dopo qualche pagina, laddove si precisa che il fabbricato presenta un successivo ampliamento «realizzato in assenza del dovuto titolo». In parole semplici: abusivamente [...]
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Secondo Il Giornale, Santoro ha avuto, quindi, una corsia preferenziale, essendo un personaggio noto, per cui l'iter, di solito lungo e farraginoso, si è concluso in tempi, sorprendentemente, rapidi. Probabilmente Il Giornale non è al corrente che il Comune di Amalfi, da oltre un anno, fa recapitare a centinaia di cittadini in attesa di sanatoria, lettere nelle quali si richiede l’integrazione delle pratiche di condono in giacenza da anni presso gli uffici comunali. Per cui, la vicenda a cui fa riferimento Il Giornale, potrebbe non essere l'unica a essersi sbloccata in questi mesi per effetto della procedura attivata dal comune.

La notizia data dal quotidiano di Feltri, non ha altri scopi se non quello di gettare ombre sul “nemico” per renderlo meno credibile. Infatti, guarda caso, il quotidiano pubblica la notizia nello stesso giorno in cui andrà in onda la puntata di AnnoZero sul “posto fisso” rispolverato da Tremonti, che a quanto pare, non incontra il favore di altri Ministri.



Tutte calunnie insomma, come del resto oramai il Giornale ci ha abituati a leggere. Ecco infatti cosa dichiara pubblicamente il Sindaco di Amalfi sulla questione:








Nessuna corsia preferenziale per l'iter del condono della casa di Michele Santoro ad Amalfi. Lo assicura il sindaco di Amalfi, Antonio De Luca , che smentisce quanto dichiarato oggi dal quotidiano 'Il Giornale'. ''Mi sono ampiamente documentato su quella pratica di condono - dice il sindaco - anche perche' immaginavo che oggi avrei dovuto dare numerose spiegazioni''. La pratica, riassume De Luca, e' stata avviata nel 1985 e "l'accelerazione negli ultimi tempi e' frutto solo del ritrovato interesse dei proprietari, che hanno celermente fornito tutti i chiarimenti chiesti dal Comune".
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Ed il diretto interessato, Michele Santoro, non si fa attendere. Di seguito riporto la lettera di risposta inviata alla redazione de Il Giornale:






Leggo su “Il Giornale” che, in merito al mio acquisto di una casa ad Amalfi, ci si aspettava “una smentita da Santoro o dal Sindaco di Amalfi”, smentita che, così si lascia intendere, non sarebbe arrivata.
Giovedì 22 Ottobre, l’Ansa ha invece diffuso una dichiarazione del Sindaco, volutamente ignorata,che demolisce il castello di insinuazioni e calunnie di cui sarete chiamati a rispondere nelle sedi competenti.
Ve la accludo nel caso riteniate opportuno di doverla pubblicare con ritardo.
Solo per il rispetto che nutro nei confronti dei vostri lettori preciso che ho effettivamente acquistato una vecchia casa contadina da ristrutturare (e non una villa), dichiarando interamente l’importo e pretendendo dai venditori garanzie sul fatto che il bene ceduto fosse perfettamente in regola.
I venditori, esercitando i loro diritti e agendo nei tempi che la legge stabilisce, hanno perfezionato una pratica di sanatoria avviata precedente alla nostra trattativa, ottenendo ciò che qualunque altro cittadino italiano avrebbe ottenuto al loro posto.


Michele Santoro

Insomma, dopo il linciaggio mediatico di Boffo, il pedinamento del giudice Mesiano, poi deliberatamente mandato in onda su Canale5, si continuano a ripetere casi di "finto giornalismo", volti al solo discredito della persona presa di mira. Questa è l'Italia in cui stiamo vivendo. Questa è l'Italia di Berlusconi.


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giovedì 22 ottobre 2009

Vespa costa troppo alla RAI? Rimane senza contratto anche lui, ironia della sorte, proprio come Travaglio.

RAI: niente rinnovo contratto a Vespa "troppo costoso"

Il CdA RAI ha respinto la proposta avanzata dal Direttore Generale Mauro Masi per il rinnovo contrattuale di Bruno Vespa. La proposta prevedeva per il giornalista uno stipendio base di 1,6 milioni di euro all'anno per tre anni, più una serie di benefit (praticamente obbligatori) che scattavano a seconda del numero di puntate dei programmi RAI condotte, il numero degli speciali, le prime e le seconde serate, ecc. Questo avrebbe portato il contratto ad oltre 2 milioni di euro l'anno. Troppi secondo tutti i consiglieri, di maggioranza come di opposizione.
Certo è buffo pensare che la RAI possa spendere queste cifre per programmi che - come è successo lo scorso 15 settembre, quando era ospite Berlusconi per lo spot sulla consegna delle case che la Regione Trentino aveva donato all'Aquila e che lui ha presentato come una iniziativa di governo - in prima serata non raggiungono il 20% e non trovi i soldi per il contratto di Marco Travaglio, che fa parte di una trasmissione che ha dimostrato di poter superare agevolmente il 25% di share in prima serata.

di: Antonio Rispoli, da: Julie News

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lunedì 19 ottobre 2009

Vauro e Borromeo censurati a "L'Era Glaciale" della Bignardi, episodio avvenuto qualche mese fa ma la situazione non migliora.



Alla fine, do­vranno dargli un’aureola in un certo qual modo ambita: quella di uomo più censurato d’Italia. Vauro, cofondatore del Male e vignettista del Ma­nifesto amatissimo a sinistra, qualche mese fa non riuscì a parte­cipare alla puntata di «L’era glaciale» su Raidue. O meglio, lui partecipò. Il fatto fu proprio che non andò in onda la parte della trasmissione condotta da Da­ria Bignardi nella quale avreb­be dovuto essere ospite. Tagliato lui, venne tagliata an­che Beatrice Borromeo, che nella stessa tranche dello spettacolo televisivo aveva presentato il libro scritto a quattro mani insieme con Marco Travaglio, «Italia Anno­zero».

E così, la trasmissione vide la presenza del solo ministro all’Agricoltura Luca Zaia e degli attori Sergio Ca­stellitto e Neri Marcorè. Lo aveva comunicato attraver­so le agenzie di stampa il di­rettore di Raidue, Antonio Marano: «Nonostante i ripetu­ti tentativi da parte della con­duttrice Daria Bignardi di ri­portare il discorso sul libro — aveva spiegato il dirigente — , gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un peri­odo di par condicio in assen­za di contraddittorio». Aggiungendo, il direttore della rete: «Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri (giovedì, ndr) di Annozero». In ogni caso, aveva precisato ancora Marano, l’intervista al­la coppia Borromeo-Vauro an­drà in onda dopo le elezioni «in maniera integrale e senza tagli». Sempre secondo l’An­sa, durante il programma il vi­gnettista satirico aveva da­to alcuni pesanti giudizi ri­guardo alla condotta di Silvio Berlusconi, mentre la condut­trice- scrittrice avrebbe de­scritto l’atteggiamento del ca­po del governo come fonte di imbarazzo per l’Italia nei con­fronti degli altri Paesi.

Vi ripropongo lo sfogo di Beatrice Borromeo, intervistata al Festival del Giornalismo d'inchiesta di Marsala : Video

E la puntata incriminata di "L'Era Glaciale" in quattro parti: Prima Parte; Seconda Parte; Terza Parte; Quarta Parte

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giovedì 15 ottobre 2009

Signorini, altro che Feltri



Che sia un figlio del demonio lo dice persino il suo padrone. “Le foto del compleanno di Noemi a Casoria? Me le ha chieste quel diavolo di Alfonso Signorini”, ripeteva in maggio Silvio Berlusconi dagli schermi di “Porta a porta”. E anche se allora nessuno se ne rendeva conto quella frase equivaleva a un'investitura: Signorini da cortigiano era diventato principe. La sua metamorfosi era conclusa. Perché da giornalista si era trasformato in spin doctor. Ovvero, come recita il dizionario inglese-italiano, in “dottore del raggiro” o, se preferite, in “manipolatore di opinioni”. Sì, perché ormai è questo il vero mestiere del potentissimo direttore di “Tv sorrisi e canzoni” e di “Chi”, il settimanale di gossip della Mondadori, scelto dal Cavaliere per diffondere interviste, condurre attacchi mezzo stampa contro giornalisti e avversari politici, spacciare per vere notizie false. Un mestiere difficile che, in questi giorni, ha spinto Signorini a scatenare i suoi cronisti a caccia di elementi utili per infangare Raimondo Mesiano, il giudice civile autore della sentenza con cui la Fininvest è stata condannata a risarcire con 750 milioni di euro la Cir del “nemico” Carlo De Benedetti.

Berlusconi, del resto, del direttore di “Chi” si fida. Anche perchè è uno di casa. Amicissimo della sua primogenita Marina, la numero uno della Mondadori, con la quale trascorre ogni giorno ore e ore al telefono, Signorini è stato negli ultimi due anni uno dei pochi uomini ammessi alle “cene con le ragazze” organizzate dal Cavaliere e da Giampaolo Tarantini a Palazzo Grazioli. Il suo nome ricorre spesso nei verbali delle ospiti (a volte a pagamento) del premier, spesso associato a quello del direttore di Rauno, Fabrizio De Noce, e a quello del numero uno di Medusa Cinematografica, Carlo Rossella. Non per niente il dandy, Signorini - nelle interviste lo ripete sempre - considera il dandy Rossella, come il proprio maestro di giornalismo. Una confessione significativa visto che Rossella nel 2003 è stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell’ordine dei giornalisti per aver “taroccato” una copertina di “Panorama” aggiungendo un folta capigliatura a un’immagine del premier ripreso di spalle. Eravamo ancora in epoca pre trapianto pilifero e alla fine Rossella aveva strappato un’archiviazione dalle motivazioni imbarazzanti: “La piaggeria non è un illecito disciplinare anche se è qualcosa si peggio sul piano morale e individuale”.

Ma tant’è. Ciascuno è libero di scegliersi i propri maestri come gli pare. Così non deve stupire se, non appena scoppia il caso della protegè minorenne del premier Noemi Letizia, le vacanze di Signorini, sono interrotte, da una telefonata. È palazzo Chigi che lo vuole far rientrare a Roma, su un aereo privato. Signorini saluta in tutta fretta il suo compagno e la sua maga-sensitiva personale, Maddalena Anselmi, e vola dal mago di Arcore. D’ora in poi lui e Rossella faranno parte dell’unità di crisi che in questi mesi tenta di difendere l’immagine del Cavaliere dagli scandali e dai rovesci giudiziari. A 45 anni suonati, con in tasca una laurea in filologia medievale e alle spalle un passato d’insegnante, Signorini spicca, dunque, il gran salto. Tanto che ora è a un passo dal prendere il posto di Maurizio Costanzo nel dopo serata di Canale 5 e, sostengono in molti, di diventare persino direttore della rete ammiraglia del Biscione.

Che sia un intoccabile, del resto, a Mediaset se ne sono accorti tutti . A partire da quei ragazzacci delle Iene che già nel 2007 hanno visto l’editore censurare un servizio a lui dedicato. Che cosa era successo? “Chi” aveva pubblicato in copertina un’intervista all’attore Riccardo Scamarcio. Ma l’intervista era falsa. Spiega a “Il Fatto”, Gianni Galli, collaboratore di Scamarcio: “Riccardo non l’aveva mai rilasciata e lo disse alle Iene. Loro però se ne erano accorte da sole visto che il testo era molto simile a un’altra intervista data invece da Riccardo a Vanity Fair”. Ma le balbettanti giustificazioni del giornalista (si fa per dire) davanti alle telecamere, non le vedrà mai nessuno. “Non va in onda”, ordini superiori.

Se questo è lo stile non ci si deve stupire per quello che si è visto e letto sulle pagine di “Chi” a partire dallo scorso maggio. Dopo il primo scoop - le foto della festa di compleanno di Noemi a Casoria alla quale partecipò anche il premier - Signorini fornisce ai suoi 400 mila lettori “rivelazioni” a ripetizione. Si parte con il padre di Noemi che sostiene di essere “un ex socialista” vicino a Craxi e di aver per questo conosciuto Berlusconi diventato “un amico di famiglia”, per arrivare al primo vero capolavoro: l’invenzione di un fidanzato. Ai giornalisti che nelle prime ore l’avevano intervistata, Noemi aveva giurato di essere single. Ci voleva dunque un partner che allontanasse il sospetto di un rapporto troppo stretto tra Noemi e il Cavaliere. Così sbuca fuori dal nulla Domenico Cozzolino, ventunenne modello di Boscotrecase, ex tronista di “Uomini e donne”, il programa di Maria De Filippi. Domenico e Noemi vengono fotografati da “Chi” a Rimini e poi sul lungomare di Napoli, mentre si baciano sotto gli occhi dei genitori di lei che assicura: “Sono illibata”. Peccato che Cozzolino per le amiche di Noemi sia un perfetto sconosciuto. Nemmeno l’ex fidanzato della minorenne, Gino Flaminio, ne ha mai sentito parlare. E di lui non si trova traccia neppure nelle foto del compleanno di Casoria. Alla fine sarà proprio il muscoloso Domenico a spiegare come stavano realmente le cose. “È stata tutta una montatura”, dice a un settimanale concorrente. Ma ormai lo spin è riuscito. Tv e giornali hanno rilanciato le prime immagini della coppia. Nell’immaginario collettivo di una buona parte dell’elettorato si è formata la convinzione che il caso Noemi è tutta una montatura, non di Signorini, ma dei nemici del premier.

Signorini così ci prende gusto. Ride quando il migliore dei suoi cronisti, Gabriele Parpiglia, organizza una trappola nei confronti del vero ex fidanzato di Noemi, Gino Flaminio, e di due giornalisti de “L’espresso”. Seguendo le lezioni di Fabrizio Corona, Parpiglia al ristorante la Scialuppa di Napoli allestisce una sorta di set fotografico con tanto di microfoni. Bisogna dimostrare che Gino - il quale ha raccontato come Berlusconi scoprì Noemi consultando un book fotografico - intasca soldi per parlare. E che L’espresso offre altro denaro a chiunque sia disposto ad infangare Berlusconi. Non è vero niente. Ma il paradosso è un altro. Chi è abituato a pagare le interviste è proprio Signorini. A raccontarlo, agli investigatori del caso Vallettopoli che sfocerà in un processo contro Corona, è proprio il giornalista. Il caso di scuola è una sua intervista a Patrizia, il transessuale che passò una notte brava con Lapo Elkan. Per quel faccia a faccia “Chi” tira fuori 50 mila euro. Signorini però si confessa deluso. Tra il suo settimanale e la Fiat c’è un accordo. Il testo del colloquio deve essere vistato da viale Marconi. E così lui è amareggiato, perché avrebbe “voluto fare delle domande scabrose, perchè era l’unica cosa che mi interessava, ma non ho potuto farle (in aula dirà poi che era solo per curiosità personale ndr)”.

Poco male. Perchè poi sulla scena politico-finanziaria irrompe un’altra Patrizia, la escort di Bari, che ha dormito nel lettone del Premier (e “di Putin”). Ogni curiosità potrà insomma trovare risposta. Anche perché, come scrive proprio Signorini, l’intervista che Berlusconi gli rilascia “si svolge nel clima ideale per affrontare con serenità anche le domande più difficili». Seguono quattro pagine di interrogativi del tipo: «Come convive il Berlusconi nonno con il Berlusconi Superman?»; «Bisogno di vacanze? Dove andrà questa estate?». Il cavaliere risponde a tutto. La patria è salva. Il giornalismo un po’ meno.

di Peter Gomez e Marco Lillo
Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2009

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martedì 29 settembre 2009

Ho una trentina di cause. E non riesco ad avere una polizza per le spese legali (di Milena Gabanelli)

LA LETTERA - la Rai ha l'intenzione di togliere la tutela legale a report



Solo una compagnia inglese e una americana disponibili a rifondere il danno, ma non le spese.

Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante, anche se ciclicamente emerge quando coinvolge personaggi noti. Per questo facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli aspetti «pratici». Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l'intenzione di togliere la tutela legale.

La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse, motivata dal dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità. Nell’incertezza sul come sarebbe andata a finire ho cercato un’assicurazione che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Intanto sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa. Bene, dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali. Sembra assurdo, ma il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio.

A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato. L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere. Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire. Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi. Visto che ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina, è facile capire che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile. Questo avviene perché non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio. La condanna pertanto deve essere esemplare. Ecco, copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto. Al tiranno di turno puoi rispondere con uno strumento politico, quale la protesta, la manifestazione, ma se sei seppellito dalle cause, anche se infondate, alla fine soccombi.

Milena Gabanelli (da "Corriere della Sera")
29 settembre 2009


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domenica 13 settembre 2009

Nuova lettera di Michele Santoro ai vertici RAI, salviamo AnnoZero.


Al Direttore generale
p.c. al Direttore di Raidue

Gentile Direttore,
da più di una settimana i nostri spot giacciono presso gli “Uffici Competenti” e non vengono trasmessi. Nel frattempo sono diventati i più visti su Youtube in Italia e tra i primi dieci al mondo. Sempre su Youtube sono anche al primo posto per gradimento.
Ma forse a lei e al Direttore di RaiDue non piacciono. Perché? Intendete sostituirli? E con cosa e quando intendete farlo, visto che gli spot di altre trasmissioni sono in onda da mesi, mentre RaiDue non da’ notizia dell’inizio di Annozero previsto per il 24 settembre?
Resto in attesa di una risposta e invio cordiali saluti.

Michele Santoro

Santoro chiede il nostro aiuto, diffondiamo gli spot di AnnoZero.
Guarda gli spot:

Primo Spot

Secondo Spot

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Martedì niente Ballarò per non disturbare il duce e il suo maggiordomo


Porta Porta spazza via Ballarò. La decisione è stata presa dal Vice direttore generale della Rai Antonio Marano, a quanto pare, su richiesta dei vertici della Rai. Uno spostamento per non far sovrapporre due programmi di approfondimento visto che Silvio Berlusconi consegnerà le prime casette ai terremotati dell'Abruzzo. A reti quasi unificate, dunque, per non distogliere l'attenzione degli italiani. Una decisione senza precedenti, che dà l'idea del regime mediatico in cui l'Italia è caduta. Guai, infatti, a distogliere l'attenzione degli italiani sulla campagna di autopromozione del governo e di Silvio Berlusconi. Una decisione che ricorda i cinegiornali del ventennio, quando tutta l'attenzione dei media doveva essere prostrata alle esigenze del regime. Un motivo in più per andare a manifestare il 19 settembre.

Uno speciale di Porta a porta in prime serata martedi', dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, fara' slittare la prima puntata della nuova stagione di ballaro'.
La decisione e' stata presa per 'valorizzare un momento importante per il paese', come ha spiegato Antonio Marano, vicedirettore generale della Rai. 'Per Ballaro' non c'e' alcun problema, e' solo uno spostamento che abbiamo ritenuto opportuno visto il tipo di evento e per non far sovrapporre due po'rogrammi di approfondimento'.
Ballaro', che doveva essere dedicata alle ultime vicende politiche, potrebbe andare in onda in un altro giorno della settimana o direttamente martedi' prossimo.

E' un atto immotivato ai miei occhi, non riesco a comprenderne le ragioni. Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di Raiuno, non vedo il motivo di sostituirci': a dirlo e' Giovanni Floris, dopo la decisione della Rai di far slittare Ballaro' da martedi', per far posto su Raiuno ad una prima serata di Porta a aporta sulla consegna dele prime casec ai terremotati d'Abruzzo. 'Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane - spiega Floris -, e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da prima che presentassimo la trasmissione. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualita' politica e di attualita' economica. La prima puntata era stata inoltre presentata una settimana fa in una conferenza stampa tenuta alla presenza del capo ufficio stampa Rai'.
Per questo, conclude Floris, 'sono dispiaciuto, certo, ed e' dire poco. E' come aver lavorato per mandare in stampa un giornale e vederne poi un altro in vendita nelle edicole.
A tutti quelli che mi telefonano allarmati dico che mi auguro che sia solo un episodio sgradevole e grave, e che mi auguro che andremo in onda prima possibile dicendo tutto quello che abbiamo da dire'.

Per Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 "Se ancora ci fosse stato bisogno di una conferma, la decisione della Rai di sopprimere la puntata di Ballarò affinchè gli italiani siano costretti a seguire lo speciale di Porta a Porta sulla consegna delle casettte ai terremotati, è la prova provata del regime mediatico che stiamo vivendo. La distribuzione delle case è un grande fatto di interesse nazionale, cui va dato alto risalto e completezza di diritto di cronaca. Ma come si può pensare di chiudere tutte quelle trasmissioni che rischiano di allontanare gli spettatori dall'evento che riguarda il Sovrano?. E' l'ennesima ragione per partecipare alla manifestazione del 19 e, a questo punto, chiediamo alle autorità di garanzia che vi sia una diretta della manifestazione.Nemmeno le monarchie non costituzionali avrebbero disposto un utilizzo simile dei media. Di questo passo sarà sempre più difficile chiedera agli italiani di pagare il canone che è ormai una tassa sul conflitto di interesse. Chi ha pensato di sopprimere Ballarò per lo speciale di Porta a Porta, abbia il coraggio di fare il proprio "dovere" fino in fondo. Si decida di trasmettere gli eventi che coinvolgono il sovrano a reti Raiset unificate!".

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