Mi vengono i brividi al solo pensiero che io, una sera sì, l'altra pure, ero in questo locale a mangiare uno dei più buoni kebab di Roma... e mi stava pure simpatico il proprietario...Roma, 10 mar. E' stato tenuto otto giorni al buio, chiuso prima in una cella frigorifera spenta poi in uno stanzino di un metro per un metro e mezzo, l'afghano di 34 anni sequestrato da tre turchi e un curdo, e liberato ieri nel corso di un blitz della Squadra Mobile di Roma. L'uomo era tenuto nel sottoscala ricavato nel retro del kebab 'Marmara' di viale Trastevere 51 a Roma. Veniva fatto uscire solo due volte al giorno per mangiare e per telefonare ai suoi famigliari in Germania a cui era stato chiesto un riscatto di 20mila euro. All'arrivo della polizia l'afghano è stato trovato disidratato e in stato di choc.
In manette con l'accusa di sequestro a scopo di estorsione sono finite quattro persone, tutti senza precedenti e rifugiati politici in Italia: S. M., curdo di 20 anni, K. A., 35 anni, S. M., 29 anni, e A. N., di 34 anni, proprietario del locale. Secondo le prime informazioni rilasciate dalla polizia tedesca, uno dei quattro sarebbe un simpatizzante del Pkk. A quanto riferito durante la conferenza stampa in Questura dal direttore della Sezione Crimine organizzato della Squadra Mobile capitolina, Luca Armeni, si tratterebbe di S.M. Un'ipotesi ancora da verificare, ha tenuto però a precisare Armeni.
''Pensavo che mi avrebbero ucciso, pensavo che non ne sarei uscito vivo. Mi chiedevano 20mila euro ma sapevano che io non avevo soldi'', ha detto l'afghano. Durante i primi due giorni di sequestro il 34enne era stato tenuto in una cella frigorifera spenta e, secondo il suo racconto, era stato torturato con scariche di corrente elettrica, poi era stato trasferito nello sgabuzzino e immobilizzato. Dopo qualche giorno l'afghano, non sentendo rumori e credendo di essere solo nel locale, aveva provato a urlare, aveva provato a fuggire. Per quel tentativo di ribellione, i suoi rapitori lo avevano punito: lo avevano picchiato e bagnato con acqua gelida e richiuso di nuovo nel sottoscala.
Il 34enne, nato a Kabul, separato e con 4 figli, viveva a Dresda, in Germania, dove svolgeva lavori di fortuna. Proprio mentre lavorava per una società di costruzioni, circa un anno fa, aveva conosciuto tramite un amico uno dei sequestratori, S.M. il curdo di 20 anni che gli aveva fatto la proposta di lavoro. Giunto a Roma il 3 marzo si è fatto accompagnare dai due amici in viale Trastevere. L'auto è stata parcheggiata a circa 300 metri dal locale e mentre i due lo attendevano in auto l'afghano ha incontrato uno dei sequestratori che, insieme ai suoi complici, lo ha immediatamente rinchiuso nel locale e sottratto passaporto, soldi e cellulare. Proprio da quel telefono lo avevano costretto a chiamare prima i suoi amici, poi la ex moglie e il fratello in Germania per chiedere un riscatto di 20mila euro. Riscatto che il fratello voleva provare a pagare: stava infatti cercando di vendere alcuni terreni.
I rapitori gli avevano offerto due alternative: venire in Italia a portare i soldi o mostrare il denaro a un loro contatto in Germania. L'uomo pero' alla fine aveva avvisato la polizia. E' stato anche grazie alle intercettazioni, oltre ai pedinamenti e alle altre indagini, che gli uomini della Questura di Roma sono riusciti a scoprire il covo dei rapitori. All'interno del locale sono stati sequestrati alcuni coltelli, una valigetta piena di soldi e altro materiale utile alle indagini ed è stata ascoltata una ragazza romena, fidanzata di uno dei dipendenti del locale. Le indagini sono state coordinate dalla Dda.
da: (Adnkronos/Ign)
Video dell'arresto:
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