martedì 29 settembre 2009

Ho una trentina di cause. E non riesco ad avere una polizza per le spese legali (di Milena Gabanelli)

LA LETTERA - la Rai ha l'intenzione di togliere la tutela legale a report



Solo una compagnia inglese e una americana disponibili a rifondere il danno, ma non le spese.

Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante, anche se ciclicamente emerge quando coinvolge personaggi noti. Per questo facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli aspetti «pratici». Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l'intenzione di togliere la tutela legale.

La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse, motivata dal dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità. Nell’incertezza sul come sarebbe andata a finire ho cercato un’assicurazione che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Intanto sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa. Bene, dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali. Sembra assurdo, ma il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio.

A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato. L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere. Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire. Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi. Visto che ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina, è facile capire che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile. Questo avviene perché non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio. La condanna pertanto deve essere esemplare. Ecco, copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto. Al tiranno di turno puoi rispondere con uno strumento politico, quale la protesta, la manifestazione, ma se sei seppellito dalle cause, anche se infondate, alla fine soccombi.

Milena Gabanelli (da "Corriere della Sera")
29 settembre 2009


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martedì 22 settembre 2009

Il Lodo Alfano? Capiamoci di più.

Facciamo chiarezza su questo disegno di legge che tanto sta facendo (GIUSTAMENTE) discutere l'Italia.


Angelino Alfano e Silvio Berlusconi

Il lodo Alfano garantisce l’immunità alle quattro alte cariche dello stato:

- il Presidente della Repubblica,
- il Presidente del Senato,
- il Presidente della Camera dei Deputati,
- il Presidente del Consiglio dei Ministri.


Finchè restano al loro posto (o cambiano poltrona). Qualsiasi delitto dovessero commettere, non sarebbero perseguibili fino alla fine della legislatura. Sono compresi anche i delitti comuni e quelli svincolati dall’attività politica, oltre a quelli per cui c’è un processo in corso già da prima del loro mandato.

In poche parole non si potrebbe procedere nemmeno nel caso strangolassero la moglie, molestassero la segretaria o, più verosimilmente, corrompessero un testimone perché possa mentire sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole.

Non si tratta però di un’idea nuova. Qualcosa di molto simile era già stato tentato nel 2004, col lodo Schifani, bocciato dalla Consulta perché incostituzionale. Ma quali erano le differenze con l’attuale lodo Alfano?

Quasi nessuna, tranne che per il numero delle alte cariche coinvolte e per l’irrinunciabilità della sospensione.
Nel lodo Schifani le alte cariche erano cinque: oltre ai presidenti di camera e senato, il presidente del consiglio e della Repubblica, avevano inserito anche il presidente della Corte Costituzionale. Peccato che alla fine è stata quella stessa Corte a bocciare il lodo Schifani decretandolo incostituzionale.

La questione dell’irrinunciabilità invece è davvero curiosa: se un’alta carica dello stato avesse rinunciato alla sospensione (cioè all’immunità), avrebbe dovuto rinunciare anche alla propria carica. Cioè, per farsi processare subito avrebbe dovuto dimettersi.
Nel lodo Alfano invece il presidente della Consulta sparisce dalla cerchia degli impunibili e prendono vita i fantastici quattro, supereroi in difesa dei cittadini e della stabilità dello Stato.
Viene sistemata anche la questione dell’irrinunciabilità, considerata forse alla base dell’incostituzionalità del precedente lodo: se l’alta carica lo desidera, può rinunciare alla sospensione e farsi processare senza interrompere il proprio mandato. Cosa che senza ombra di dubbio farà Berlusconi. Lo ha detto lui stesso e, a meno di qualche smentita…

Invece in tv e sui giornali se ne sono dette di tutti colori. Alcune affermazioni si sono rilevate del tutto inesatte. Per esempio il fatto che trattandosi solo di una sospensione, la vittima non verrà danneggiata affatto; basterà che aspetti e potrà avere giustizia in seguito. È una cosa non vera, dal momento che la stessa corte costituzionale, per il lodo Schifani del 2004 aveva ritenuto “che una stasi del processo per un tempo indefinito vulnerasse il diritto di azione e di difesa e che la possibilità di reiterare sospensioni ledesse il bene costituzionale dell’efficienza del processo”.
Il principio della ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma) sancito dalla costituzione, andrebbe a farsi benedire e la vittima aspetterebbe una giustizia che non arriva, mentre il reo continuerebbe ad amministrare il paese.

Forse non bisogna essere proprio dei giuristi per capire che questo lodo stride vivacemente con l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…”.
Le alte cariche dello stato non saranno uguali davanti alla legge proprio in virtù della propria condizione sociale.
Nel contempo le vittime collegate ai loro reati non sarebbero per nulla uguali alle altre vittime, perché la loro possibilità di avere giustizia verrebbe rimandata di anni. Il che, vista l’attuale durata dei processi in generale, non è proprio una bella cosa.
Qualcuno invece ha detto che anche in molte altre democrazie è prevista l’immunità per le alte cariche o per il premier. Anche questo è falso.
La sospensione dei processi vale solo per tre capi di Stato: Grecia, Israele e Portogallo. Attenzione: Capi di Stato, non presidenti del Consiglio, che invece non hanno alcuna protezione particolare in nessuna delle democrazie occidentali.

Ovviamente per i reati funzionali, legati cioè alla carica rivestita, la protezione - in Italia come altrove - c’è dall’inizio della democrazia. È per i delitti comuni che non c’è nulla, perché probabilmente nel lontano 1947 i costituenti pensavano che l’interessato, beccato a corrompere un giudice, si sarebbe dimesso immediatamente, coperto di vergogna. Come avrebbero potuto immaginare che da lì a cinquanta anni, l’unico rossore nella faccia dei politici sarebbe stato solo quello del trucco televisivo?

Oggi, se il premier, nel corso della legislatura, lasciasse il governo assumendo un’altra carica tra le 4 intoccabili, per esempio quella di presidente della Repubblica, si conserverebbe “immune” per altri sette anni.
Si dirà: ma con tutte le ombre dei processi in corso e delle prescrizioni, come farà mai a fare questo salto? Mai mettere limiti alla provvidenza. Cuffaro si è dimesso da presidente della regione Sicilia perché condannato per favoreggiamento ad alcuni mafiosi ed è stato eletto addirittura al Senato (come non ricordare i manifesti elettorali dell’Udc: “Premiare chi merita”).

lunedì 21 settembre 2009

Vero o falso? Silvio Berlusconi a "Porta a porta", il 15 settembre 2009.

Vi propongo quest'interessantissima analisi, redatta dal sito "La Voce", sulle tante falsità mandate in onda da Berlusconi, durante la sua ospitata a Porta a Porta, lo scorso 15 settembre. Complice, Bruno Vespa.



"È o non è diminuito l'assenteismo nella pubblica amministrazione? La risposta è sì. Chi contesta i dati vantati dal ministro Brunetta lo fa con argomenti deboli. Bene, dunque, ma rimangono due questioni sul tappeto: combattere il fenomeno senza ricorrere a metodi “odiosi” e tradurre questi risultati in un miglioramento della produttività del lavoro.
Ripartono i concorsi universitari. Con nuove regole per la composizione delle commissioni, che verranno puntualmente aggirate. L'ingegneria concorsuale è l'unica scienza sperimentale da cui non si impara nulla. Bene che il 7 per cento del Fondo di finanziamento delle università venga assegnato sulla base di criteri meritocratici. Male, invece, che il ministero non abbia ancora resi pubblici i meccanismi in base ai quali sarà erogato. Così gli atenei, con notizie parziali e non trasparenti, non sono in grado di programmare.
Troppe non-malattie e troppi non-malati in cura, creati dal marketing farmaceutica. Mentre le categorie più deboli non ricevono sufficiente assistenza. È questo il nodo da sciogliere perché i sistemi sanitari diventino sostenibili ed efficaci.
dell’industria Nel lungo soliloquio davanti alle telecamere di “Porta a porta” Berlusconi ha sparato molte cifre. Quali sono vere e quali false?"

Vero o falso?
Parte 1: Produzione industriale
Parte 2: Ripettare gli impegni
Parte 3: Immigrazione
Parte 4: Debito pubblico

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domenica 20 settembre 2009

All'appello dei tre giuristi si aggiunge la firma di Sting. Tutte le firme, dai Nobel all'informazione.



Dopo i direttori dei maggiori giornali europei, si allunga la lista delle firme illustri che hanno deciso di aderire all'appello dei tre giuristi di Repubblica sulla libertà di informazione.

Se ancora non l'aveste fatto, FIRMATE L'APPELLO DEI TRE GIURISTI, PER LA LIBERTà DI STAMPA: CLICCATE QUì



Oggi è arrivata l'adesione di uno degli artisti più noti: ha firmato con il suo nome - Gordon Matthew Sumner - aggiungendo quello con cui è divenuto famoso: Sting.
Ma non si fermano le voci dal mondo dell'informazione, con l'adesione del premio Pulitzer del 2007 Elizabeth Strout, giornalista e autrice.


Intanto con l'adesione di Wislawa Szymborska, grande poetessa polacca sono sette i premi Nobel che hanno firmato l'appello lanciato da Repubblica. Con loro anche il filosofo e sociologo francese Edgar Morin e Orlando Figes, lo storico britannico specialista della Russia e dello stalinismo, autore del best seller "La danza di Natasha". A loro si era aggiunto il regista bosniaco Emir Kusturica, che ha aderito come presidente della Solares Fondazione delle Arti.

Ma non sono solo i singoli a sottoscrivere l'appello dei tre giuristi. Si fanno avanti anche molte associazioni. Dopo l'Aied, formata da giornalisti, scienziati ed uomini di cultura, di diversa estrazione politica, ma con una comune ispirazione laica e democratica è giunta l'adesione di Nerio Nesi, presidente dell'Associazione nazionale Riccardo Lombardi.

Non resta a guardare il mondo della politica. Sia italiana che europea. Dopo Jack Lang, ieri ha firmato Graham Watson, eurodeputato britannico dell'Alde, ed ex presidente del gruppo liberale. Si schierano anche Louis Michel, commissario europeo per lo sviluppo e hli aiuti umanitari, l'ex eurodeputato Francois Bayrou, la parlamentare europea Sylvie Goulard dell'Eldr e Sylvana Koch-Mehrin, vicepresidente del gruppo Eldr e a capo della delegazione dei liberali tedeschi che potrebbero andare a far parte del governo nazionale.

DAI NOBEL ALL'INFORMAZIONE:
LE ADESIONI ALL'APPELLO DEI TRE GIURISTI

I PREMI NOBEL
Dario Fo, Nadine Gordimer, Gunther Grass, Edmund Phelps, Josè Saramago, Wislawa Szymborska, Betty Williams

DAL MONDO DELLA CULTURA E DELL'UNIVERSITÀ
Silvia Amati Sas, Niccolò Ammaniti, Bruno Arpaia, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Marc Augè, Alessandro Baricco, Cecilia Bartoli, Zygmunt Bauman, Marco Bernabei, Velia Bianchi Ranci, Giovanna Bosco, Ulrich Beck, Tahar Ben Jelloun, Remo Bodei, Giovanni Bollea, Jorg Burmeister, Andrea Camilleri, Giovanna Cantarella, Massimo Caviglia, Javier Cercas, Vincenzo Consolo, Mauro Corona, Erri De Luca, Giovanni De Luna, Stefano Disegni, Christopher Duggan, Umberto Eco, Viktor Erofeev, Inge Feltrinelli, Orlando Figes, Cesare Freddi, Timothy Garton Ash, Maurizio Gasseau, Anthony Giddens, Paolo Giordano, Carlo Ginzburg, Andrè Glucksmann, Tullio Gregory, David Grossman, Marek Halter, Claude Lanzmann, Alessandro e Giuseppe Laterza, Jacques Le Goff, Bernard-Henri Levy, Carlo Lucarelli, Giacomo Marramao, Margaret Mazzantini, Giuseppe Montesano, Edgar Morin, Moni Ovadia, Amos Oz, Claudio Pavone, Daniel Pennac, Tullio Pericoli, Nicola Piovani, Sandra Petrignani, Renzo Piano, Tiziana Piovesana, Atiq Rahimi, Guido Rossi, Giorgio Ruffolo, Massimo L. Salvadori, Donald Sassoon, Roberto Saviano, Tiziano Scarpa, Peter Schneider, Antonio Scurati, Elvira e Antonio Sellerio, Luis Sepulveda, Clara Sereni, Salvatore Settis, Luigi Spaventa, Corrado Stajano, Sergio Staino, Gino Strada, Paco Ignacio Taibo II, Walter Tega, Oliviero Toscani, Federico Varese,Eyal Weizman, il collettivo di scrittori bolognesi Wu Ming.

DAL MONDO DELLO SPETTACOLO
Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Stefano Accorsi, Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese, Francesca Archibugi, Asia Argento, Angelo Barbagallo, Luca Barbarossa, Franco Battiato, Pippo Baudo, Marco Bellocchio, Roberto Benigni, Alessandro Bergonzoni, Enrico Bertolino, Claudio Bisio, Sandra Bonzi, Samuele Bersani, Bernardo Bertolucci, Nicoletta Braschi, Margherita Buy, Victoria Cabello, Liliana Cavani, Adriano Celentano, Suso Cecchi D'Amico, Ascanio Celestini, Claude Chabrol, Francesca Comencini, Paola Cortellesi, Lella Costa, Costantin Costa-Gavras, Saverio Costanzo, Maurizio Crozza, Enzo D'Alò, Carlo Degli Esposti, Fabio De Luigi, Benicio Del Toro, Gerard Depardieu, Teresa De Sio, Renato De Maria, Elio e le Storie tese, Fabio Farinella Pierfrancesco Favino, Davide Ferrario, Elda Ferri, Angela Finocchiaro, Carlo Freccero, Paolo Fresu, Arnoldo Foà, Beppe Fiorello, Carla Fracci, Ivo Garrani, Alessandro Gassman, Dori Ghezzi, Massimo Ghini, Fabrizio Gifuni, Miguel Gotor, Francesco Guccini, Luca Guadagnino, Monica Guerritore, Corrado Guzzanti, Ugo Gregoretti, Paolo Hendel, Jovanotti, Claude Lanzmann, Daniele Luttazzi, Licia Maglietta, Fiorella Mannoia, Miranda Martino, Citto Maselli, Valerio Mastandrea, Mariangela Melato, Beppe Menegatti, Riccardo Milani, Helen Mirren, Milva, Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Laura Morante, Claudia Mori, Nanni Moretti, Caterina Murino, Maurizio Nichetti, Andrea Occhipinti, Silvio Orlando, Ferzan Ozpetek, Goran Paskalievic, Giuseppe Piccioni, Ottavia Piccolo, Sandro Petraglia, Michele Placido, Domenico Procacci, Franca Rame, David Riondino, Marco Risi, Luca Ronconi, Francesco Rosi, Paolo Rossi, Stefano Rulli, Gabriele Salvatores, Stefania Sandrelli, Giulio Scarpati, Ettore Scola, Shel Shapiro, Daniele Silvestri, Giovanni Soldati, Silvio Soldini, Gordon Matthew Thomas Sumner "Sting", Todd Solondz, Paolo Sorrentino, Tilda Swinton, Paolo ed Vittorio Taviani, Filippo Timi, John Turturro, Ornella Vanoni, Roberto Vecchioni, Carlo Verdone, Sandro Veronesi, Paolo Villaggio

DAL MONDO DELL'INFORMAZIONE
Roger Alton, Riccardo Barenghi, Ludina Barzini, Roane Carey, Furio Colombo, Jean Daniel, Enrico Deaglio, Beatrice Delvaux, Giovanni Di Lorenzo, Giovanni Floris, Marco Fratoddi, Bernard Guetta, Daniela Hamaui, Laurent Joffrin, John Kampfner, Hans Werner Kilz, Sergio Lepri, John Lloyd, Viktor Loshak, Maurizio Mannoni, Adam Michnik, Javier Moreno, Dmitri Muratov, Edwy Plenel, Maurizio Porro, Nino Rizzo Nervo, Denis Olivennes, Alan Rusbridger, Barbara Spinelli, Elizabeth Strout, Andrea Vianello, Alan Witherow.

DALLA POLITICA E SINDACATI
Francois Bayrou, Fausto Bertinotti, Rosy Bindi, Sergio Cofferati, Daniel Cohn-Bendit, Matteo Colaninno, Gugliemo Epifani, Dario Franceschini, Sylvie Goulard, Giovanna Melandri, Louis Michel, Sylvana Koch-Mehrin, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Martin Schulz, Guy Verhofstadt, Graham Watson

DALLO SPORT
Franco Baldini, Giovanni Soldini

LE ASSOCIAZIONI
Aied, Anpi, Arci, Cgil, Libertà e Giustizia, don Luigi Ciotti presidente di Libera, Legambiente, Mediacoop, PeaceLink, Unione cattolica stampa italiana, Unione dei giovani avvocati, Unione italiana sport per tutti

Da La Repubblica(20 settembre 2009)

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mercoledì 16 settembre 2009

Berlusconi-Vespa: in onda il bluff-casette

Tre miracoli nella piana di Onna, dopo cinque mesi di dolore e battaglie. Oltre la ferrovia e il passaggio a livello non più solo macerie e tende, rinasce un paese, con casette di legno e strade e una chiesa e l’asilo, che significa il futuro. Rinasce in un luogo che era stato cancellato dai progetti governativi e dalle cosiddette soluzioni urbanistiche post-terremoto. Il terzo miracolo è un disegno, poco più di un bozzetto, di Giulia Carnevale, 22 anni, studentessa di ingegneria uccisa dal crollo della Casa dello studente: per la tesi aveva immaginato un asilo con la forma di un libro. Adesso è qui, cinque mesi dopo, struttura dolcissima di legno e acciaio e vetro piena di giochi e di libri.


Miracoli
Tre miracoli, appunto. Si fa fatica a crederci, anche se li hai davanti, li tocchi, ci entri dentro, perché proprio qui, dove cammini, il pomeriggio del 6 aprile c’era un enorme prato, la quercia – che c’è ancora - e 41 lenzuoli bianchi allineati. Ecco, tre miracoli. Il fatto è che nessuno di questi porta la firma di Silvio Berlusconi nonostante l’elegante biglietto fatto trovare in ogni casetta con “i più affettuosi auguri di salute e serenità nelle nuove case”. Dispiace dover mettere i puntini sulle “i”. In questi casi quello che conta è il risultato finale. Ma è necessario quando tutto viene invece utilizzato con fini di propaganda. «Berlusconi e il governo consegnano le prime casette ai terremotati, come era stato promesso» è stato lo slogan mediatico che ha accompagnato questa giornata. Falso. O meglio, è vero che entro sabato la tendopoli di Onna sarà smontata e tutti andranno nelle 94 casette color pastello. Ma nessuna di queste casette le ho volute il governo. Anzi.



Trento
Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, a capo di una giunta di centro-sinistra, passeggia nel grande set che i tecnici di Porta a Porta hanno allestito per la puntata regina che ha sconvolto i palinsesti Rai, ha rinviato Ballarò e anche Matrix, pur di essere “l’appuntamento” della serata. Non cerca i microfoni. Pochi microfoni cercano lui. “La Provincia di Trento era qui presente a Onna sei ore dopo il sisma. Da allora qui hanno lavorato 2.500 persone, una media di 120 al giorno, prima per la messa in sicurezza del paese, poi per la realizzazione del villaggio”. Passeggiano accanto a lui architetti e progettisti, quelli che hanno dato la vita al disegno di Giulia. “Abbiamo impiegato 43 giorni esatti per realizzare il villaggio, sono casette antisismiche, abbiamo cercato di renderle anche graziose, colori pastello, parquet in terra, finestre grandi, ognuna ha un pezzetto di giardino davanti e il posto macchina. Se ci avessero dato subito il via libera le avremmo potuto consegnare anche prima”.


Miracoli
Ecco svelato il primo miracolo: il villaggio di Onna, “temporaneo” precisa Franco Papola, presidente della pro loco, è nato grazie ai fondi della provincia autonoma di Trento (13 milioni per un totale di 350 casette tra Onna, S. Demetrio, Villa S.Angelo, Coppito, e in più un asilo, tre scuole e tre chiese), della Croce Rossa e di altri donatori privati tra cui Bruno Vespa con gli spettatori di Porta a Porta. E’ stato realizzato su progetto della Regione Umbria e grazie ai volontari trentini, soprattutto vigili del fuoco con l’aiuto della Protezione civile tedesca e il coordinamento di quella italiana.



Il palco
Alle quattro del pomeriggio, per il taglio del nastro, Guido Bertolaso fa salire sul palco e li nomina uno per uno. C’è anche il Presidente del Consiglio, silenzioso in un angolo, dirà poche cose ma poi sarà lui a consegnare la prima casa. Papola loda “il lavoro di squadra”. Giustino Parisse, giornalista de “Il Centro” che ha perso i due figli Domenico e Maria Paola sotto le macerie, ringrazia Berlusconi ma “la serenità potrà tornare solo quando rivedremo costruito il nostro vero paese. Nel frattempo, rispettate il nostro dolore”.


Il dolore
Nessun dolore può essere usato. Neppure la verità, specie se riguarda un luogo di dolore. E la verità è che questo villaggio oggi esiste perché gli onnesi a fine maggio puntarono i piedi. E dissero no. La Protezione Civile, infatti, non aveva previsto alcun insediamento in questa piana e i 300 sopravvissuti sarebbero stati sparpagliati in giro, in qualche new town tra Bazzano e Paganica. Era sera, Papola e altri cittadini si misero dentro una tenda, trovarono il terreno – 46 mila quadrati concessi dalla famiglia Pica Alfieri - e abbozzarono un progetto. Provincia di Trento e Croce Rossa hanno fatto il resto. Ma sono andati perduti almeno tre mesi.



Inviti
Dellai non è stato invitato nel salotto di Porta a Porta. “Non voglio fare polemiche – sorride - va bene così, Roma poi è lontana”. Si spengono le luci del set che riprenderà in serata negli studi Rai. Restano le proteste, alcuni striscioni: “Ma che porta a porta, non tenemo le case”; “vittime del terremoto e ostaggi mediatici”. “belle le case di Onna. E gli altri?”. Piccole tensioni: “Non dovete protestare, solo ringraziare” dicono alcuni. “Dopo 5 mesi mi buttano fuori dalla tendopoli e non so ancora dove andrò. Ci avevano promesso le case a settembre. E non ci sono. Questa è la verità” grida Giuseppina Lauria. Si apre l’asilo. I bambini entrano un po’ timidi, poi giocano. Grazie Giulia.

Da L'Unità 15 settembre 2009

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domenica 13 settembre 2009

Nuova lettera di Michele Santoro ai vertici RAI, salviamo AnnoZero.


Al Direttore generale
p.c. al Direttore di Raidue

Gentile Direttore,
da più di una settimana i nostri spot giacciono presso gli “Uffici Competenti” e non vengono trasmessi. Nel frattempo sono diventati i più visti su Youtube in Italia e tra i primi dieci al mondo. Sempre su Youtube sono anche al primo posto per gradimento.
Ma forse a lei e al Direttore di RaiDue non piacciono. Perché? Intendete sostituirli? E con cosa e quando intendete farlo, visto che gli spot di altre trasmissioni sono in onda da mesi, mentre RaiDue non da’ notizia dell’inizio di Annozero previsto per il 24 settembre?
Resto in attesa di una risposta e invio cordiali saluti.

Michele Santoro

Santoro chiede il nostro aiuto, diffondiamo gli spot di AnnoZero.
Guarda gli spot:

Primo Spot

Secondo Spot

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Martedì niente Ballarò per non disturbare il duce e il suo maggiordomo


Porta Porta spazza via Ballarò. La decisione è stata presa dal Vice direttore generale della Rai Antonio Marano, a quanto pare, su richiesta dei vertici della Rai. Uno spostamento per non far sovrapporre due programmi di approfondimento visto che Silvio Berlusconi consegnerà le prime casette ai terremotati dell'Abruzzo. A reti quasi unificate, dunque, per non distogliere l'attenzione degli italiani. Una decisione senza precedenti, che dà l'idea del regime mediatico in cui l'Italia è caduta. Guai, infatti, a distogliere l'attenzione degli italiani sulla campagna di autopromozione del governo e di Silvio Berlusconi. Una decisione che ricorda i cinegiornali del ventennio, quando tutta l'attenzione dei media doveva essere prostrata alle esigenze del regime. Un motivo in più per andare a manifestare il 19 settembre.

Uno speciale di Porta a porta in prime serata martedi', dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, fara' slittare la prima puntata della nuova stagione di ballaro'.
La decisione e' stata presa per 'valorizzare un momento importante per il paese', come ha spiegato Antonio Marano, vicedirettore generale della Rai. 'Per Ballaro' non c'e' alcun problema, e' solo uno spostamento che abbiamo ritenuto opportuno visto il tipo di evento e per non far sovrapporre due po'rogrammi di approfondimento'.
Ballaro', che doveva essere dedicata alle ultime vicende politiche, potrebbe andare in onda in un altro giorno della settimana o direttamente martedi' prossimo.

E' un atto immotivato ai miei occhi, non riesco a comprenderne le ragioni. Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di Raiuno, non vedo il motivo di sostituirci': a dirlo e' Giovanni Floris, dopo la decisione della Rai di far slittare Ballaro' da martedi', per far posto su Raiuno ad una prima serata di Porta a aporta sulla consegna dele prime casec ai terremotati d'Abruzzo. 'Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane - spiega Floris -, e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da prima che presentassimo la trasmissione. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualita' politica e di attualita' economica. La prima puntata era stata inoltre presentata una settimana fa in una conferenza stampa tenuta alla presenza del capo ufficio stampa Rai'.
Per questo, conclude Floris, 'sono dispiaciuto, certo, ed e' dire poco. E' come aver lavorato per mandare in stampa un giornale e vederne poi un altro in vendita nelle edicole.
A tutti quelli che mi telefonano allarmati dico che mi auguro che sia solo un episodio sgradevole e grave, e che mi auguro che andremo in onda prima possibile dicendo tutto quello che abbiamo da dire'.

Per Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 "Se ancora ci fosse stato bisogno di una conferma, la decisione della Rai di sopprimere la puntata di Ballarò affinchè gli italiani siano costretti a seguire lo speciale di Porta a Porta sulla consegna delle casettte ai terremotati, è la prova provata del regime mediatico che stiamo vivendo. La distribuzione delle case è un grande fatto di interesse nazionale, cui va dato alto risalto e completezza di diritto di cronaca. Ma come si può pensare di chiudere tutte quelle trasmissioni che rischiano di allontanare gli spettatori dall'evento che riguarda il Sovrano?. E' l'ennesima ragione per partecipare alla manifestazione del 19 e, a questo punto, chiediamo alle autorità di garanzia che vi sia una diretta della manifestazione.Nemmeno le monarchie non costituzionali avrebbero disposto un utilizzo simile dei media. Di questo passo sarà sempre più difficile chiedera agli italiani di pagare il canone che è ormai una tassa sul conflitto di interesse. Chi ha pensato di sopprimere Ballarò per lo speciale di Porta a Porta, abbia il coraggio di fare il proprio "dovere" fino in fondo. Si decida di trasmettere gli eventi che coinvolgono il sovrano a reti Raiset unificate!".

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