Dico NO quando tutti, in coro, dicono sì.

martedì 16 novembre 2010

Lettera di un'italiana stanca.

Cari Lettori, cari italiani,
sono una semplice cittadina come voi e come tale non posso più restare immobile, subendo giorno dopo giorno, attacchi sempre più pesanti alla mia dignità nonché al mio - ormai superato - orgoglio di essere italiana.
Vi chiedo di riflettere molto profondamente su quello che sta accadendo al nostro Paese. Non possiamo più permettere che questa "povera" Italia venga vessata, torturata, continuamente ferita nel suo amor proprio e nella sua anima, dove per anima si intenda il territorio idrogeologicamente distrutto. Anni e anni di edificazioni incontrollate, disboscamenti, inquinamenti di falde acquifere, terreni.
Mi appello a tutte quelle persone che, come me, hanno realmente a cuore le sorti del nostro Paese. Proseguendo di questo passo non avremo più scampo. Ci ritroveremo con dei figli a cui non lasciare altro che macerie.
Politicamente poi e soprattutto – ed è li che volevo arrivare – siamo governati, anzi non-governati, da una persona ormai chiaramente disturbata mentalmente, al quale i molti accoliti vanno dietro come pecore intimorite, e bada bene, intimorite non smarrite. Pecore con la presunzione di sentirsi lupi. Ma a differenza dei lupi che hanno una struttura sociale molto organizzata e con “valori” che superano di gran lunga quelli del nostro governo, sono come lupi solitari che se isolati dal branco assalgono per non essere assaliti.
L’etica morale, la correttezza, il buon esempio sono dei termini che ormai stanno scomparendo anche dal vocabolario più aggiornato.
Come fate a non sentire rabbia, delusione e voglia di dire basta! Voglio tornare a sentirmi fiera di essere italiana e non vergognarmi continuamente per gli scempi reiterati.
Voglio un Presidente del Consiglio che pensi realmente a rimettere in piedi questo Paese!
Basta con la Domus di Pompei, basta con i 250MLN di euro dati alla scuola parificata mentre le statali ormai sono alla bocca dell’ossigeno, basta con gli esempi di veline-ministre, basta con il sud abbandonato a se stesso e soprattutto basta con la disunità d’Italia!
Vi prego con il cuore in mano di riflettere attentamente e di scegliere percorsi diversi perché, ricordiamolo bene, dipende soprattutto da noi cambiare questo stato di cose.


Grazie per l’attenzione.


Angela

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domenica 5 settembre 2010

DA DONNA A DONNA: CONFIDENZE ALLA GELMINI (di Sine Spe, precaria 5.09.2010)

Maria Stella Gelmini

Gentilissima signora Ministro,come sta? Sicuramente bene tra le mura della sua bella casa curata dalle sue colf, tra chi le cucina il pranzo, le fa il bucato, le stira i vestiti, le fa la spesa. In fondo è giusto che sia così: ha più tempo da dedicare al suo lavoro e alla sua famiglia. Beata lei! Io no, io non sto tanto bene. Lavo, stiro, cucino, faccio la spesa, pulisco la casa, e tutto moltiplicato per quattro, perché tanti siamo in famiglia. Così mi succede che la sera sono veramente stanca e mi addormento come un masso. Non riesco neppure a leggere due righe di un libro che ho da mesi sul comodino e che mi piacerebbe tanto finire. Ma prima o poi ci riuscirò. Lo so, tutto sommato la mia vita è abbastanza monotona, a rischio d’esaurimento; meno male che ogni tanto faccio qualcosa di diverso che mi solleva un po’. Lo sa? Ogni tanto insegno.


Prima mi chiamavano più di frequente, ora invece sono quasi due anni che non mi chiamano più e questo mi dispiace non poco perché, sa, quei soldini, per quanto pochi, facevano proprio comodo. Quanto prende lei di stipendio, signora ministro? Presumo un bel po’ visto le responsabilità che ha. Anche se è appena arrivata. 15-20.000 euro al mese? A cui sicuramente vanno sommati i vari aggiuntivi, i privilegi e altre cosettine così. Fortunata lei! Beh, io invece, dopo undici anni, prendevo circa 580 euro perché ero part-time. Solo dieci ore d’inglese a settimana. Ora non prendo più nemmeno quelli visto che non ricevo nessuna nomina annuale. Cerchiamo di andare avanti con lo stipendio di mio marito che fa l’impiegato postale.


Non è certo un grosso stipendio, solo 1200-1300 euro al mese e, a dire la verità, si arriva sempre con l’acqua alla gola, quando si arriva, ma cerco sempre di risparmiare su ogni cosa. Meno male che non devo pagare l’affitto di casa altrimenti non arriveremmo neanche a metà mese. Con tante cose da comprare per le ragazze, qualche medicine sempre da pagare o qualche altro imprevisto che non manca mai, veramente non saprei come fare. Abbiamo aggiustato alla meglio il vecchio appartamento dei miei suoceri, ma le ragazze devono accontentarsi di dormire ancora nei letti a castello perché la loro stanzetta l’abbiamo ricavata da uno sgabuzzino ed è proprio piccola. Bah, alla meno peggio!Finché lavoravo anch’io, col mio stipendietto e qualche piccolo prestito, siamo riusciti a mandare all’università tutte e due le figlie, ma ora la più piccola, subito dopo la laurea triennale, si è dovuta fermare perché, al momento, la specialistica era un po’ troppo cara per noi. Aspetteremo tempi migliori. Che dice, arriveranno?


Certo che qui in Campania le cose vanno proprio maluccio, siamo circa dodicimila ad aspettare una chiamata e sembra che quest’anno saremo ancora di più. Altri 35.000 tagli in tutt’ Italia mi sembra di aver sentito….E se mi trasferissi al nord? Che dice, avrei qualche possibilità in più di ricevere quella chiamata? Forse non subito perché andrei in coda, ma ci potrei provare. Chissà! Però dovrei trovare comunque un altro lavoro perché come farei con le spese? Dovrei comunque dormire da qualche parte e pagare un affitto, mangiare, vestirmi, pagare le bollette. E la mia casa? La mia famiglia? Cosa ne sarebbe di loro? Di noi? … No, forse non è una buona idea.

Signora ministro, che cos’è per lei una persona?

Per alcuni le persone sono come pedine di una scacchiera. Servono solo a giocare una partita; poi, quando non servono più, si mettono da parte. Per me le persone sono sacre; perché ognuna ha un valore intrinseco. Con le loro storie sono come tante pietre che servono a costruire la Storia. Anche le pietre più invisibili e nascoste. Forse sono le più necessarie perché servono a tenere insieme tutta la struttura, ma bisogna fornirle di una storia, della possibilità di viverla e raccontarla. Se non le viene data questa possibilità la loro sacralità decade, la loro consistenza si sbriciola e invece di contenere la struttura la indeboliscono, la minano. Sarebbe un vero pericolo, non pensa?


Signora Ministro, che cos’è per lei lo Stato?

Per alcuni è solo una parola con la S maiuscola. Per altri è un insieme di potenti che dettano leggi agli altri. Per altri ancora è la copertura ideale per i propri affari. Per me lo Stato è un dispensatore di diritti. Come un padre, dovrebbe far sì che tutti i suoi figli avessero quella parte di eredità che gli spetta. Però, è vero, c’è sempre qualche figlio più ingordo dell’altro che cerca di accaparrarsi la parte più grande e non si cura dei suoi fratelli. In questo caso, lo Stato, come padre, dovrebbe intervenire a portare un po’ di equilibrio tra le parti, difendendo i figli più deboli. Non è così che facciamo noi mamme? Non mettiamo mai nulla da parte pur di non far mancare il necessario ai figli; perché sono più importanti di un gruzzoletto accantonato. Ma lei questi problemi non li ha. Firma un assegno e il problema è risolto. Io non firmo assegni perché non possiedo un conto corrente. Non possiedo nemmeno un conto. Cosa ci metterei dentro?Mah, che altro dirle? Ho ormai la mia bella età. Quanti anni ancora posso campare? Dieci? Venti?E sono tantissimi anni che vivo in bilico tra il si ed il no. Forse non avrò il tempo neanche di sperare. Per le mie figlie almeno.


Ecco, mi piacerebbe che lo Stato si trasformasse almeno in dispensatore di speranze, per non far perdere la fiducia ai figli, altrimenti che padre sarebbe! Tristi quei figli che non hanno più fiducia nel proprio padre; ancora più tristi quando realizzano che quel padre si è trasformato in patrigno!Ora la lascio al suo lavoro. Questi futili problemi sicuramente non fanno parte della sua vita, ma almeno posso dire che è una persona che sa ascoltare.


Sa ascoltare, vero?.... La saluto.


Sine Spe, precaria 5.09.2010




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sabato 26 giugno 2010

Comitato 3e32. Una manifestazione passata sotto silenzio, una realtà che invece esiste.


L'Aquila 17 giugno 2010

DOPO CHE PER MESI A L'AQUILA I MEDIA HANNO ROVISTATO
NELLE NOSTRE CASE E NELLE NOSTRE VITE IN MANIERA
INVASIVA E IPOCRITA,
DOPO CHE TUTTE LE PARATE DEL GOVERNO SUL NOSTRO
TERRITORIO SONO RIMBALZATE SUGLI SCHERMI DI TUTTA
ITALIA,
DOPO CHE PER PIU' DI UN ANNO SI E' COSTRUITA UN'ENORME
BUGIA MEDIATICA FATTA DI SCENOGRAFIE E REPRESSIONI,
IERI, VOI SERVI DEL POTERE DEL COSIDDETTO SERVIZIO
PUBBLICO (OLTRE AI SERVI PRIVATI) SIETE RIUSCITI A NON
DIRE NULLA (A PARTE TG3 E LA7) DELLA PIU' GRANDE
MANIFESTAZIONE DELLA STORIA DELLA NOSTRA CITTA'.
PIU' DI 20.000 TRA CITTADINI, FORZE SOCIALI E
ISTITUZIONI, HANNO ATTRAVERSATO LA CITTA' E HANNO INVASO
L'AUTOSTRADA BLOCCANDOLA PER PIU' DI UN'ORA.
ERA NOTIZIA DI APERTURA E INVECE AVETE AVUTO IL CORAGGIO
DI NON PARLARNE PER NIENTE. DOPO AVER USATO LA NOSTRA
CITTA' COME SPOT, ORA CHE LE BUGIE VENGONO A GALLA NON
POTETE FARE ALTRO CHE NASCONDERLA.
MA NON DURERA', PREPARATEVI PERCHE' PRESTO CI VEDRETE A
ROMA, IN MASSA, A BLOCCARE LA CAPITALE E AD ASSEDIARE IL
PARLAMENTO E PALAZZO CHIGI PER PRETENDERE GIUSTIZIA,
EQUITA' E VERITA'.

Comitato 3e32

WWW.3e32.COM

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sabato 29 maggio 2010

UN PARLAMENTO SENZA CONDANNATI.



I parlamentari Italiani? La maggior parte condannati in via
definitiva. Ecco un promemoria da tenere sempre a portata
di mano.


XIV Legislatura

Casa delle Libertà:

Forza Italia:

Massimo Maria Berruti - Deputato: 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo sulle tangenti della Fininvest alla Guardia di Finanza (rilasciate dal Manager della Fininvest, Salvatore Sciascia), per aver tentato di depistare le indagini cercando di impedire ai finanzieri arrestati di rilasciare al giudice la propria testimonianza sul caso.

Alfredo Biondi - Deputato ed ex Vicepresidente della Camera dei deputati (nelle Legislature X, XI, XIII, XIV): 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova.
N.B. La sentenza di condanna è stata revocata in data 28 settembre 2001 per intervenuta abrogazione del reato.

Gianpiero Cantoni - Senatore, ex presidente della BNL: 2 anni e 800 milioni di lire patteggiati per corruzione e bancarotta fraudolenta.

Marcello dell'Utri - Senatore: 6 mesi patteggiati per false fatture e falso in bilancio. 2 anni definitivi per false fatture e frode fiscale commessi a Torino nell'ambito della gestione di Publitalia.

Antonio Del Pennino - Senatore: 2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito nell'ambito dello scandalo Enimont. 1 anno, 8 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito della metropolitana milanese.

Walter De Rigo - Senatore: 1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del Ministero del Lavoro e della CEE per falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda.

Gianstefano Frigerio - Deputato: 3 anni e 9 mesi per corruzione per le tangenti delle discariche milanesi. 2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito in Tangentopoli.

Giorgio Galvagno - Deputato ed ex-Sindaco di Asti: 6 mesi e 26 giorni patteggiati per inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti colposi contro la salute pubblica e omessa denuncia dei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Vallemanina e Valleandona.

Lino Jannuzzi - Senatore: 2 anni e 4 mesi per vari casi di diffamazione.
N.B. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha successivamente graziato Jannuzzi in data 16 febbraio 2005.

Rocco Salini - Senatore ed ex-presidente della commissione del Senato sull’uranio impoverito: 1 anno e 4 mesi di reclusione per falso ideologico e abuso d’ufficio, in seno alla giunta di Teramo (inquisita per uso scorretto di 450 miliardi di € di fondi europei), della quale Salini fu l’unico condannato definitivo.

Vittorio Sgarbi - Deputato: 6 mesi e 10 giorni definitivi per falso e truffa aggravata e continuata ai danni del Ministero dei Beni culturali per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali del Veneto. Oltre 1000 € di multa per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo.

Egidio Sterpa - Deputato: condannato a 6 mesi definitivi nell'ambito dello scandalo dei fondi neri dell'Enimont.

Antonio Tomassini - Senatore, ex-medico chirurgo e responsabile Sanità di Forza Italia: 3 anni definitivi per falso in certificazione per aver alterato la sua cartella clinica, riguardo un intervento di parto da lui attuato in cui la bambina partorita subì gravi lesioni cerebrali.

Alfredo Vito - Deputato: 2 anni patteggiati e 5 miliardi di lire restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

UDC:

Vito Bonsignore - Eurodeputato: 2 anni definitivi per tentata corruzione per l'appalto dell'ospedale di Asti.

Calogero Sodano - Senatore ed ex-Sindaco di Agrigento: 1 anno e 6 mesi definitivi per abuso d’ufficio finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali.

Lega Nord:

Mario Borghezio - Eurodeputato: 750 mila lire di ammenda per aver trattenuto per un braccio un ragazzino marocchino di 12 anni. 2 mesi e 20 giorni definitivi in incendio aggravato da "finalità di discriminazione" per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte del fiume Dora a Torino.

Umberto Bossi - Eurodeputato e Segretario di Partito: 8 mesi definitivi nell'ambito dello scandalo Enimont. 1 anno definitivo dalla Cassazione per affermazioni verbali di istigazione a delinquere in occasione di due comizi della Lega Nord a Bergamo, in cui si incitavano i militanti leghisti a "cacciare i fascisti dal Nord anche con la violenza". Due condanne definitive per altrettante compiute affermazioni verbali di vilipendio alla bandiera italiana, la prima ad 1 anno e 4 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena, la seconda a una multa di 3 mila € (essendo nel frattempo intervenuta modifica in punto pena del reato all'inizio del 2006 ad opera del III Governo Berlusconi).

Roberto Maroni - Deputato e Ministro dell'Interno: 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede leghista di via Bellerio a Milano, per aver morsicato la gamba dell'ufficiale di polizia, dopo la caduta in terra.

DC per le Autonomie:

Paolo Cirino Pomicino - Eurodeputato ed ex-UDEUR: 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito nell'ambito dello scandalo Enimont. 2 mesi patteggiati per corruzione nell'ambito dello scandalo dei fondi neri dell'Eni.

PRI:

Giorgio La Malfa - Deputato ed ex-Ministro per le Politiche Comunitarie (a partire dal 22 aprile 2005): 6 mesi e 20 giorni nell'ambito dello scandalo dei fondi neri dell'Enimont.

Socialisti Uniti per l'Europa:

Gianni De Michelis - Eurodeputato e Segretario di Partito: 2 anni e 6 mesi patteggiati per corruzione nell'ambito delle tangenti autostradali del Veneto. 6 mesi patteggiati nell'ambito dello scandalo Enimont.


L'Ulivo:

La Margherita:

Enzo Carra - Deputato: 1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al PM su tangente Enimont.



XV Legislatura

Casa delle Libertà:

Forza Italia:

Massimo Maria Berruti: favoreggiamento.

Alfredo Biondi: evasione fiscale (reato poi depenalizzato).

Gianpiero Cantoni: patteggiamento per corruzione e bancarotta fraudolenta.

Marcello Dell'Utri: false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.

Lino Jannuzzi: diffamazione aggravata.

Giorgio La Malfa: finanziamento illecito.

Giovanni Mauro - Senatore: definitiva condanna per diffamazione aggravata.

Cesare Previti - Deputato: 6 anni definitivi per corruzione del giudice Vittorio Metta nel processo sulla contesa della Mondadori tra Silvio Berlusconi e l'ingegnere Carlo De Benedetti, al fine di concedere la proprietà esclusiva della casa editrice alla Fininvest. Si è dimesso dalla carica di deputato il 31 luglio 2007.
N.B. Il 29 luglio 2006, con l'approvazione della legge sull'indulto, Cesare Previti è stato riabilitato.

Egidio Sterpa: finanziamento illecito.

Antonio Tomassini: falso in atto pubblico.

Alfredo Vito: corruzione.

Alleanza Nazionale:

Marcello De Angelis - Senatore: 6 anni definitivi per banda armata e associazione sovversiva per aver partecipato all'organizzazione terroristica di estrema destra Terza Posizione.

Domenico Nania - Senatore: 7 mesi definitivi per lesioni volontarie personali all'età di 18 anni nell'ambito di scontri fisici avvenuti tra studenti di destra e di sinistra.

UDC:

Vito Bonsignore: tentata corruzione.

Aldo Patriciello - Eurodeputato: definitiva condanna per finanziamento illecito.

Lega Nord:

Mario Borghezio: violenza privata su minore e incendio aggravato.

Umberto Bossi: finanziamento illecito, istigazione a delinquere e vilipendio alla bandiera italiana.

Roberto Maroni: resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

DC per le Autonomie:

Paolo Cirino Pomicino: corruzione e finanziamento illecito.

Antonio Del Pennino: finanziamento illecito

Nuovo PSI:

Gianni De Michelis: corruzione e finanziamento illecito.


L'Unione:

La Margherita (poi confluiti nel Partito Democratico):

Enzo Carra: falsa testimonianza.

Partito della Rifondazione Comunista:

Daniele Farina - Deputato e fondatore e leader storico del centro sociale milanese di Leoncavallo: 1 anno e 6 mesi complessivi per fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale, durante la manifestazione antifascista dei collettivi universitari e durante gli scontri davanti alla centrale nucleare di Montalto di Castro (reati poi sottoposti ad amnistia). 10 mesi per lesioni personali gravi durante gli scontri tra i servizi d’ordine sindacale e i servizi d'ordine di Leoncavallo. Definitiva condanna per inosservanza degli ordini delle autorità, dovuta al mancato rispetto delle ordinanze del Sindaco di Milano Marco Formentini sui concerti a Leoncavallo.

Rosa nel Pugno:

Sergio D'Elia - Deputato: 25 anni definitivi per banda armata e concorso morale in omicidio, per aver concorso all'organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea, nella quale il gruppo armato di D'Elia uccise l'agente Fausto Dionisi. Nel 2000 D’Elia è stato però riabilitato con sentenza del Tribunale di Roma, con parere favorevole dello stesso procuratore generale.


XVI Legislatura

Il Popolo delle Libertà:

Massimo Maria Berruti: 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza.

Vito Bonsignore: 2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti.

Gianpiero Cantoni: patteggiamento per corruzione e bancarotta fraudolenta.

Giuseppe Ciarrapico - Senatore: 623.500 lire di ammenda per ripetuto sfruttamento di lavoro
minorile. 3 anni per ricettazione fallimentare nell'ambito del crack di 70 miliardi della società che controllava la «Casina Valadier». 4 anni e 6 mesi per bancarotta fraudolenta nell'ambito del crack del Banco Ambrosiano. 1 anno e 8 mesi per truffa pluriaggravata a danno di Inps, Inail e Inam per non aver registrato nei rispettivi libri paga i salari dei dipendenti delle società. 1 anno (con rito abbreviato) per falso in bilancio e truffa nell'ambito dello scandalo Safim Leasing-Italsanità, in cui la Safim Factor cedette a Ciarrapico vari miliardi di lire ricavati con falsi crediti dopo aver affittato suoi immobili in Italsanità.

Marcello De Angelis: banda armata e associazione sovversiva.

Marcello Dell'Utri: false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.

Renato Farina - Deputato: 6 mesi (patteggiati) per favoreggiamento nel rapimento dell'ex-imam di Milano Abu Omar.

Giorgio La Malfa: condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont.

Domenico Nania: lesioni personali.

Giulio Camber: millantato credito.

Salvatore Sciascia - Senatore ed ex-Manager della Fininvest: 2 anni e 6 mesi per corruzione di ufficiali e sottoufficiali della Guardia di Finanza, allo scopo di alleggerire le verifiche fiscali della Fininvest.

Antonio Tomassini: Condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso.

Lega Nord:

Mario Borghezio: violenza privata su minore e incendio aggravato.

Umberto Bossi: finanziamento illecito, istigazione a delinquere e vilipendio alla bandiera italiana.

Roberto Maroni: resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

UDC:

Giuseppe Naro - Deputato: 6 mesi definitivi per abuso d’ufficio volto a utilizzare il denaro pubblico per pagarsi 462 ingrandimenti fotografici al prezzo complessivo di 800 milioni di lire.

Giuseppe Drago - Deputato: 3 anni definitivi per peculato, essendosi appropriato, senza fare rendiconti, dei fondi riservati della Presidenza della Regione Siciliana, quando ricopriva tale carica. A seguito della pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici decade dalla carica di deputato.

Enzo Carra - Deputato (eletto nelle liste del PD): falsa testimonianza.

Partito Democratico:

Antonino Papania - Deputato ed ex-Assessore al Lavoro in Regione Siciliana: 2 anni, 20 mesi e 20 giorni patteggiati per abuso d'ufficio volto alla compravendita di posti di lavoro per ex-detenuti disoccupati, per conto di alcuni esponenti del sindacato Failea.



PER SILVIO BERLUSCONI OVVIAMENTE IL DISCORSO SI FAREBBE MOLTO PIù LUNGO ED ARTICOLATO, POTETE COMUNQUE TROVARE TUTTO QUì: Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi (Wikipedia)


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mercoledì 26 maggio 2010

NO AL BAVAGLIO: Testo comune concordato dai direttori delle maggiori testate italiane, promosso dalla FNSI.


Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. È quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano. Un documento finale è in preparazione e sarà reso pubblico, forse già nell'edizione di domani dei quotidiani mentre questa sera potrebbe essere trasmesso da alcuni tg. Il documento denuncia il provvedimento legislativo in discussione e sollecita l'esecutivo a rivederlo, oltre che sottolineare l'inadeguatezza di misure che appaiono per lo più come la volontà di mettere un bavaglio all'informazione e privare il cittadino del diritto di informazione, oltre che privare i giornalisti del dovere di informare.

"I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.
Questo disegno di legge penalizza evanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati.
E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde – molto semplicemente – il dovere dei giornali di informare.
La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura. A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio".

Ezio Mauro (La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.

FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)

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lunedì 24 maggio 2010

BAVAGLIO ALLA RETE. (Nessun TG ha avuto il permesso di diffondere questa notizia)


Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.

documentazione diffusa da:
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Per La Pace.it

Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.

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sabato 22 maggio 2010

La lettera di Maria Luisa Busi, "Non mi riconosco più nel TG1".


"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto"
. E' questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l'intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1 1. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".

"Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale".

"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo.
E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale"
.

"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori".

"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica"
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Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale": "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:

1) Respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno".


E conclude: "Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere"
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mercoledì 31 marzo 2010

La 'Resistenza' c'è ma non si vede. E la parola scompare dai licei.

Nel programma scolastico del Ministero viene saltata. Scoppia la polemica
Il consigliere della Gelmini, Max Bruschi: "Era sottintesa".


LA RESISTENZA non c'è. La si cerca invano nel programma di storia per l'ultimo anno dei licei. Ecco il fascismo. Poi la crisi del '29 e le sue conseguenze nel mondo. Il nazismo. La shoah e gli altri genocidi del XX secolo. La seconda guerra mondiale. Ecco, forse arriva ora la guerra partigiana. No, a seguire c'è la guerra fredda, il confronto ideologico tra democrazia e comunismo. Ed ancora, l'Onu. Siamo troppo avanti, bisogna tornare alla riga precedente: ma dov'è la Resistenza?

Non si vede. Si prova a domandarlo al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi, che reagisce: «Ma non ha letto qui, dopo la voce Onu? È ben esplicitato: Formazione e tappe dell'Italia Repubblicana. Naturalmente è sottintesa la Resistenza. L'abbiamo inclusa senza citarla tra i capitoli fondativi della storia repubblicana. È un modo per rafforzarla, no?».

Al ministero della Pubblica Istruzione non capiscono le reazioni provocate dalla cancellazione della parola Resistenza dai curricola scolastici dei licei. «Come se la Costituzione e la nostra Repubblica fossero sbocciate dal nulla», protesta Manuela Gizzoni, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione alla Camera. Bruschi liquida come "pretestuose" le polemiche. «Le assicuro che non c'è da parte nostra nessuna intenzione di cancellare quella esperienza storica, tutt'altro». In mattinata una nota del Miur aveva definito "priva di fondamento" la notizia riportata da Italia Oggi secondo cui l'insegnamento della Resistenza a scuola sarebbe stato ridimensionato. «La Resistenza continuerà ad essere affrontata come momento significativo della storia d'Italia». Punto e basta.

Scusi l'insistenza, dottor Bruschi, ma se è "un momento significativo della storia d'Italia" perché non nominarla esplicitamente nel programma scolastico? «Forse che indichiamo esplicitamente la prima guerra d'indipendenza quando si parla di Risorgimento?». Ma le sembra un paragone appropriato? Stiamo parlando di un passaggio fondamentale dell'Italia democratica che è stato oggetto nell'ultimo quindicennio di un tentativo storico-politico di liquidazione: quando avete steso il programma, ve ne siete dimenticati? «Eh, ma quanta suscettibilità. Noi non volevano urtare la sensibilità di nessuno. Ripeto: nessuna esclusione ideologica. Se è un problema, non abbiamo alcuna difficoltà a indicare esplicitamente la Resistenza nei programmi scolastici. Per noi era scontato. Sarebbe come insegnare la matematica senza le tabelline». Ovvio, no?

di Simonetta Fiori, da La Repubblica

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martedì 30 marzo 2010

Parroco romano ai fedeli: “Votate Polverini per difendere i valori della vita”.


Vietato votare per Emma Bonino, i veri cristiani votano Renata Polverini: questo, in sintesi, il contenuto dell’e-mail che don Stefano Tardani, parroco della chiesa romana di San Tommaso ai Cenci, ha inviato ai parrocchiani a una settimana dalle elezioni regionali. Un personalissimo endorsement – un’adesione politica – per la candidata del centrodestra che ha spinto alcune delle coppie che hanno seguito i corsi di preparazione della sua parrocchia, destinatari della missiva, a inoltrare la lettera ai giornali.

Il testo è eloquente: “In coscienza, quanti credono nell’amore, nella vita, nella famiglia – scrive don Tardani – non possono votare lo schieramento avversario [alla Polverini, ndr], che nega concretamente tali Principi”. “Anche l’ipotesi di astenersi dal voto – continua il parroco – è una scelta inopportuna perché sono in ballo valori troppo alti ed è un momento molto critico in cui bisogna uscir fuori per difendere particolarmente i valori della vita e della famiglia e fermare la disgregazione ormai già in atto da molti anni nel nostro Paese”. La chiosa, in stile campagna elettorale: “Per questo, si può essere convinti che nel Lazio è meglio votare l’attuale schieramento di Renata Polverini come nelle altre Regioni coloro che sostengono tali valori”. A corredo del testo, in allegato, un articolo del giornale Libero, che riporta una foto della candidata del centrosinistra con il titolo “la Bonino praticava aborti illegali”.

“Non so se possiamo agire per vie legali contro di lui per questo invio, le nostre email sono in suo possesso dall’epoca del corso ma fino ad oggi ci aveva scritto solo per avvisarci di incontri comunque inerenti all’attività della parrocchia”, scrive un frequentatore dei corsi di don Tardani a Repubblica.it, il quotidiano che ha raccolto le proteste dei destinatari delle missive del parroco. “Ritengo che sia utile ed opportuno, in un momento storico come quello che il nostro paese sta attraversando, – scrive un’altra lettrice, riferendosi alla stessa email – palesare il ruolo della Chiesa nelle campagne elettorali”.

Il sacerdote che fa politica difende la propria azione: “Succede, ai cattolici, di andare in chiesa per fare il corso prematrimoniale per chiedere il matrimonio cattolico, per chiedere aiuto, indicazioni, e poi di ribellarsi quando queste indicazioni vengono date. La Chiesa ha le sue posizioni come chiunque altro: io non ho mandato le email a un gruppo di sconosciuti, ma alle persone che erano venute da me. In democrazia – si chiede don Tardani – possiamo esprimere anche noi le nostre posizioni in base ai nostri valori, oppure il sacerdote in quanto tale deve tacere?”.

L’episodio della propaganda per Renata Polverini da parte del parroco di Roma giunge in un momento caldo dei rapporti tra Chiesa e politica. A mettere in relazione i valori cristiani con l’appuntamento elettorale del 28 e 29 marzo è infatti il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco, che all’apertura dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente ha espresso parole molto dure nei confronti dell’aborto, descritto come un’ “ecatombe progressiva”, che si vuole rendere “invisibile attraverso l’uso di pillole da assumere in casa”. “In questo contesto, inevitabilmente denso di significati – ha spiegato il cardinale – sarà bene che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale”.

di Jacopo Matano, Scuola di Giornalismo Luiss


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lunedì 29 marzo 2010

RAI PER UNA NOTTE. Cosa cambia per la RAI, i media e Berlusconi, dopo il successo del programma di Santoro.

Dalla notte stellare del 25 marzo niente è più lo stesso nel sistema integrato dei media: Tv, web, satellite, digitale terrestre, radio, piazze, un mix di luoghi virtuali e concreti, che hanno fornito la rete di trasmissione del programma anticensura organizzato dalla FNSI e condotto da Michele Santoro, "Raiperunanotte". Un successo di ascolti, che va ben aldilà delle rilevazioni tradizionali eseguite dall’Auditel. Un caso mediatico unico in Europa ed esemplare a livello mondiale.

Cosa cambia per la TV e per la RAI, ora? Intanto, la censura non paga. Un pubblico “fidelizzato” a certi programmi segue autori e conduttori anche in altre reti, che siano quelle tradizionali o quelle di “Nuova Generazione”. Il pubblico giovanile, già poco presente negli share di ascolto RAI, preferisce “navigare” verso altri lidi tecnologici. Così la RAI invecchia il suo target, ma la stessa epidemia sta colpendo anche Mediaset. Sarà un problema che interesserà da subito anche gli inserzionisti pubblicitari. Quando in una serata come quella di giovedì scorso, il panel complessivo di ascolti delle reti tradizionali si abbassa di parecchi milioni di utenti, a favore dei nuovi media, suona un campanello di allarme!

Il mercato è maturo, seppure ancora un po’ indefinito, a recepire inserzioni pubblicitarie via WEB. Magari non con i soliti spot, insopportabili, che interrompono “le emozioni”, che chiudono temporaneamente il racconto mediatico del programma, ma come sponsor di qualità all’inizio, a metà percorso e alla fine dell’opera stessa. Questo è quanto vuole un “pubblico adulto”, che si è fatto le ossa sul WEB, scaricando file più o meno abusivamente, chattando di notte, dialogando nei social network, bloggando o discutendo nei forum dei siti più o meno politicizzati. Ed è un pubblico vasto, che abbraccia tutte le sfumature del popolo italiano, sia generazionalmente (svariando dai 18 ai 70 anni), sia come cultura (da medie superiori a laureati, ma anche ad “alfabetizzati di ritorno” grazie al WEB), sia poi per classi sociali: la rete è interclassista e supera le barriere di provenienza di “casta” economica o lavorativa. Il cosiddetto “Popolo viola” ne riassume perfettamente tutte le caratteristiche.

Calerà nel tempo, quindi, la disponibilità da parte dei grandi pubblicitari a investire nelle reti tradizionali, spostandosi, come già avviene in USA, Canada e Gran Bretagna, verso i “New media”, verso l’interconnessione tra le varie piattaforme. Pertanto, non solo la RAI dovrà correre ai ripari, ma anche Mediaset. Qui sta il vero problema di Berlusconi. La sua idiosincrasia a confrontarsi col mercato, con la libera concorrenza, lo ha sempre spinto, prima negli affari immobiliari, poi con i media e, infine, nella politica, a mettere nell’angolo i “competitors” ,utilizzando tutti i mezzi leciti ed illeciti, come dimostrano anche questi ultimi 16 anni di inchieste giudiziarie e di processi.

Partito con l’ombrello politico di Craxi e dei socialisti lombardi, ma anche mantenendo forti contatti con i democristiani meneghini, Berlusconi si è allargato dall’immobiliare alla TV, alla grande distribuzione. Con la Standa (la prima “Casa degli italiani”, ricordate?) è stato il suo primo, grande flop, tanto da rimetterci soldi, sonni e alleanze. Era incapace di reggere alla concorrenza agguerrita delle altre catene distributive nazionali ed europee ed era ancora pieno di debiti (tanto che le banche e la Consob avevano obbligato il gruppo a ripianare i debiti bancari attraverso gli introiti giornalieri della Standa). Forse, studiando con attenzione il caso Standa, si potranno scoprire i veri lati deboli e il castello di illusioni su cui si basa il “successo” politico di Berlusconi! Lo stesso sta avvenendo con i New media.

Berlusconi crede di poter “raschiare il fondo del barile” del suo consenso, ancora basandosi sull’elettorato scarsamente acculturato, fatto anche di pensionati e casalinghe, di gente senza idee politiche precise, qualunquiste, di strati della popolazione interessata a fare gli affari tipo “mordi e fuggi”, propensa all’evasione e all’elusione fiscale, che si identifica con il successo del leader “fai da te” e con i suoi molteplici programmi reality. Questo “panel” è in via di esaurimento, però, perché la stessa crisi economica e sociale ha colpito pesantemente il loro potere di acquisto e li ha fatti ricadere sulla cruda realtà: si sentono isolati dal resto delle altre categorie sociali, il loro “tiranno-sultano” non ha più ricette miracolistiche, le famiglie entrano in crisi interna, prospettive di qualsiasi genere, lecite ed illecite, per uscire dal tunnel non ne intravvedono. E poi c’è la crescita inarrestabile e liberatoria della Rete, che sta coinvolgendo larghi strati della popolazione, anche quella un tempo più sensibile ai richiami illusionistici del “mago di Arcore”.

Sulla rete di discute, ci si incontra come in una piazza o in un locale virtuali, si confrontano gli stili di vita e si confessano le difficoltà. Si cerca anche di reagire solidaristicamente. Si tenta di inventarsi espedienti per uscire dalla crisi e per “farsi vedere”, “farsi riconoscere”, magari nelle piazze reali, dove si organizzano eventi concreti. Si esce dall’isolamento locale, regionale, nazionale e, persino, internazionale. Si scambiano, quindi, informazioni e si ricevono analisi, critiche, filmati, contenuti informativi da realtà diverse e più libere di quelle italiane. Un po’ come succede negli stati davvero più oppressi da regime autocratici o dittatoriali, come Cina, Iran, Russia. Questo scambio fondamentale per la circolazione dei diritti di libertà a livello mondiale fa sì che anche un popolo molto “provinciale”, come quello italiano, abbandoni i “paraocchi mediatici” e scopra che “il re è nudo”.

Ecco, allora, consumato il “grande tradimento” nei confronti di Berlusconi, ecco spiegata l’ossessione del “tiranno-sultano” contro alcuni programmi tv, contro Santoro, Travaglio e Dandini, contro i giornalisti e la stampa ancora liberi. Berlusconi ha trovato nella Rete i suoi “competitors”, certo ancora senza collegamenti diretti e scambievoli con i settori della politica di opposizione o dell’economia e della finanza che contano; ma questi "competitors" ora esistono, escono allo socperto, organizzano eventi di piazza, e stanno mutando sia il mercato sia le regole del gioco. La politica “tradizionale” fa fatica ad appropriarsi di questi nuovi luoghi dei “messaggi”: i “nuovi media” sono troppo fluidi, incostanti ma anche straripanti, un po’ anarcoidi e , comunque, gelosi della loro indipendenza sia a livello di movimenti sia a livello di singoli.

Questa realtà moderna comunque consuma, vive realmente i drammi e la crisi della società, che si informa onnivoramente, in maniera spezzettata (dai siti dei quotidiani on-line italiani ed esteri, dalle WEB TV e Radio di tutto il mondo,ecc..), che coinvolge e si fa coinvolgere in mille attività e appuntamenti quotidiani: ebbene questo “nuovo mondo” sta alla base del successo di “RAIperunanotte” e corrode le fondamenta stessa del regime autocratico, che Berlusconi ha costruito dagli inizi degli anni Novanta.

Il cammino verso l’uscita del tunnel non sarà breve né indolore, ma il popolo libero ci si è incamminato. Questa volta, non è più solo, ha voce, volti e possibilità di farsi sentire dentro e fuori i confini d’Italia. Ed è anche una realtà "sensibile, appetibile" per il mercato nel senso più vasto del termine (consumi, pubblicità,ecc.). Per queste ragioni, fa paura al “tiranno-sultano”. Per questo, assisteremo nelle prossime settimane ai micidiali colpi di coda del regime.

Ma se il “gigante rosso” cinese non è riuscito a fermare Google, refrattario ad ogni censura, di certo non sarà Berlusconi a bloccare questa ondata liberatoria. Altro che “toghe rosse”, “giornalisti comunisti”, "intercettazioni spazzatura", “leader politici giustizialisti”! E’ dal mondo della Rete che il “mago di Arcore” deve guardarsi. E non c’è avversario più difficile da contrastare di quello che sfugge alle regole tradizionali, antiquate, perché dotato di mobilità, flessibilità, fluidità e idee sempre nuove.

di Gianni Rossi, da Articolo 21.

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RAI PER UNA NOTTE, un successo: le foto delle piazze italiane.


Bologna

Bologna


Foggia

Genova

Gorizia

Milano

MILANO (Video)

Padova

Padova

Pisa

Pistoia

Roma


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martedì 23 marzo 2010

Una voce fuori dal coro. (Lettera di Aldo Antonelli, parroco)

Siamo sotto una grandinata di bombardamenti senza sosta e senza misura e senza ritegno.
Dalle prediche blasfeme di don Berlusconi alle false esecrazioni morali del Papa, passando per i comizi fascisti dell'onorevole Bagnasco.
A ruoli invertiti il puttaniere pluridivorziato fa omelie sull'amore e il papa che da cardinale per 24 anni, dal 1981 al 2005, ha visto passare sotto le sue mani tutti i casi gravi di devianza sessuale commessi da sacerdoti senza che movesse un dito. E' sua la lettera solenne del maggio 2001 (Epistula de delictis gravioribus) che poneva sotto segreto pontificio tali delitti.
Il Falso per antonomasia e il falsificatore di professione fonda il Movimento dei Missionari della Verità e il cardinale chiude gli occhi e allunga la mano per benedire. Anzi allunga tutte e due le mani: una per prendere e l'altra per benedire.
Da ladri professionisti ben si intendono: ambedue ladri di cosciena e di buona fede. Ladri di libertà e di dignità.
C'è un tribunale internazionale cui deferirli?
L'uno con il suo sorriso a gremagliera e l'altro con il pastorale a mò di scimitarra!
Il primo che rifonda il Fascismo del nuovo millennio e il secondo che riscrive il Sillabo in lingua moderna.
Ambedue ladri e ambedue assassini: uccisori di democrazia e affossatori del Concilio.
Disobbedir loro è ormai un dovere morale, urgente e improcrastinabile.

Don Aldo Antonelli, parroco


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lunedì 15 marzo 2010

BERLUSCONI DENUNCIATO PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO.

L'11 marzo 2010 la “Open Society Justice Initiative”, in qualità di terza parte indipendente che agisce solo nel pubblico interesse, ha depositato un istanza presso la Corte europea dei diritti dell'uomo in cui viene denunciato il non rispetto delle norme europee democratiche sul pluralismo dei media e sulla illegittimità del controllo televisivo di radiodiffusione televisiva in Italia detenuto dal primo ministro Silvio Berlusconi. Viene anche rilevato che all'emittente “Europa7” da più di un decennio viene di fatto negato l'accesso ad uno spazio televisivo.


James A. Goldston, direttore esecutivo dell'Open Society Justice Initiative, ha dichiarato “Questo caso evidenzia il fallimento dei governi italiani che si sono succeduti nel tempo ad affrontare il duplice problema del controllo dei media concentrato su una singola persona ed il conflitto di interessi nelle trasmissioni. La situazione italiana è inaccettabile per una democrazia e noi chiediamo alla Corte europea di sostenere i principi del pluralismo dei media".
Nel 1999 le autorità italiane hanno concesso a “Europa 7” una licenza per operare attraverso una stazione televisiva nazionale ma questa operatività non è mai riuscita a concretizzarsi fino a dicembre 2008, quando si sarebbe dovuta liberare una frequenza a lei destinata. In realtà “Europa 7” ancora oggi non è stata messa in grado di operare.

Goldston aggiunge “L'Italia ha la più alta concentrazione di controllo televisivo accentrato in un singolo individuo rispetto a tutto il resto dell'Europa. Questa mancanza di pluralità può soffocare il dibattito e limitare l'accesso del pubblico alle informazioni e alle prospettive critiche".
Come capo del governo Silvio Berlusconi controlla indirettamente la televisione pubblica dello Stato ,la RAI, che insieme alla sua più diretta proprietà, Mediaset, gli permette di esercitare il controllo su circa il 90% delle trasmissioni televisive su territorio italiano.

Nel 2004 sia il Consiglio d'Europa che il Parlamento europeo hanno condannato l'aperto conflitto di interessi che Berlusconi ha a causa di suoi interessi professionali privati e delle sue responsabilità politiche, ma la situazione da allora persiste inalterata e questa circostanza ha fatto si che l'attuale Governo venisse ripetutamente accusato di eccessiva ingerenza con le scelte editoriali della RAI, diretto concorrente finanziario dell'impero Mediaset di Berlusconi.

Il comunicato ufficiale della “Open Society Justice Initiative

di Susanna Ambivero da "Il Blog di Susanna Ambivero"


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sabato 27 febbraio 2010

Nicole Minetti, nuova velina per il governo di Berlusconi.

“Mi aspettavo le critiche e le strumentalizzazioni, anche se mi sembrano francamente esagerate”. La Minetti, nuova velina portata in politica da Berlusconi, fa finta di tenere la calma e di non essere preoccupata: “Ho il mio curriculum, mi sono preparata e credo di essere adeguata al ruolo che potrei andare a ricoprire. Sono consapevole di essere giovane e di avere ancora molto da imparare. Ma non mi piacciono i giudizi affrettati e credo che le persone vadano misurate sul campo.” Ma così sicura di sé non lo è e difatti accampa richieste impossibili: “Potreste smettere di pubblicare le foto di quando ho lavorato in tivù? E’ stata una parentesi che mi è servita per pagarmi gli studi e non gravare sulla mia famiglia. Ma il mio mestiere è un altro”. Il passato non lo si cancella con un colpo di spugna né si può pensare che una parte della propria vita sia stata una parentesi insignificante. E’ dunque grave che la Minetti avanzi richieste impossibili, equiparabili a una censura preventiva. Se l’igienista dentale, 25nne, domani dovesse entrare in politica sul serio – e nessuno dubita che così sarà avendo dietro di sé il premier in prima persona con un sorriso a 32 denti -, che farà? Nicole Minetti è stata showgirl a Scorie e ballerina a Colorado Cafè, e anche volendo non possiamo davvero dimenticarci i suoi balletti piccanti provocanti ammiccanti.

Lei dice d’aver incontrato Berlusconi all’indomani dell’incidente che l’ha visto suo malgrado protagonista: pare che sia andato a sbattere la faccia contro una miniatura del Duomo di Milano. Un po’ di sangue e dei denti rotti, forse due: perlomeno così è stato detto ai giornali. Per fortuna a medicare il nostro amatissimo presidente del Consiglio c’era la più che avvenente Nicole Minetti, per cui Berlusconi ha tirato subito un sospiro di sollievo e la Minetti si è guadagnata a suo dire un meritato posto nella politica italiana, quella dell’attuale destra che promuove veline, starlette, etc. etc.

Nicole Minetti è dunque candidata alla prossime Regionali nella lista di Formigoni. Il Daily Telegraph già parla di un nuovo scandalo, dopo quello del “ciarpame senza pudore” proposto a malapena un anno or sono dal nostro spettacolare premier. All’estero la politica italiana è una barzelletta sporca, niente di più niente di meno. La Minetti non sarà comunque sola, perché Berlusconi le ha messo accanto due uomini di fiducia, il geometra di Arcore Francesco Magnano e il fisioterapista del Milan Giorgio Puricelli. Mai che metta un operaio nelle sue liste. E pensare che si definì il presidente operaio il nostro caro presidente del Consiglio! Presidente sì, operaio no… gli operai a lui gli piace farli fuori senza troppe smancerie: quanti ne ha già licenziati? Molti. Più di un milione.

Di Iannozzi Giuseppe Da Jojol Cultura

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giovedì 25 febbraio 2010

PDL : Partito Dei Lestofanti. "Di Girolamo nega rapporti con la 'Ndrangheta ma le foto lo incastrano"

Il senatore del PDL nega di aver mai avuto rapporti con la malavita organizzata. Ma "L'espresso" ha trovato le sue immagini amichevoli insieme a un boss della 'Ndrangheta, Franco Pugliese.

Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (a sinistra) insieme al boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese

LE ALTRE FOTO

"I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'Ndrangheta". Così ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione in merito all'inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all'estero con il contributo determinante di una famiglia mafiosa.

Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. "Ho rispetto del lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse", si è limitato ad aggiungere.

Quell'unica, perentoria, affermazione "non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'ndrangheta" viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de "L'espresso" e che qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell'aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel (considerato l'ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.


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